Associazione Spazio

Il manifesto di Associazione Spazio

Cos'è Spazio?

 

La pubblicazione "SPAZIO" nasce come progetto aperto agli studenti iscritti al corso di Ingegneria Edile-Architettura dell'Università di Bologna, di tutti e cinque gli anni, ma anche a tutti quegli studenti iscritti alla Scuola di Ingegneria e Architettura che volessero parteciparvi redigendo articoli di approfondimento sulle tematiche dell'urbanistica e dell'architettura. La rivista ambirebbe a divenire giornale ufficiale dello stesso corso di Ingegneria Edile-Architettura di Bologna.

 

Contenuti e finalità

 

Di cosa tratterà la nostra rivista e quali sono le sue finalità lo si può desumere dal titolo "SPAZIO", dal significato volutamente duplice, il quale da un lato sottende ad una precisa concezione dell'analisi del dato architettonico ed urbanistico centrata sul concetto di spazialità; dall'altro rimanda ad un luogo, ad uno spazio reale, concreto di dibattito in cui possano riversarsi gli interessi eterogenei e multiformi degli studenti, sia in qualità di scrittori che di lettori. Dare spazio è quindi il nostro obbiettivo, sia in termini di evoluzione della critica architettonico-urbanistica, che in termini di servizio agli studenti. Se da un lato, pertanto, l'indirizzo teoretico della rivista vorrebbe accostarsi alla concezione spazialista-organicista del progetto, mutuata da storici della levatura dello Zevi, della Jacobs e di L. Mumford, traendo altresì ispirazione dall'opera wrightiana e aaltiana; dall'altro vorrebbe mostrare l'elasticità e la potenzialità di queste teorie sottoponendole alla continua rivalutazione degli studenti stessi i quali, nei loro articoli, proveranno, direttamente o indirettamente, a confrontarsi con queste tematiche anche ponendosi in totale antagonismo con esse. La rivista, infatti, per quanto democratica e aperta nella composizione della sua platea ideale di scrittori e lettori, ambisce a mantenere un'unità, un'identità imperniata sulla ricerca di valori condivisi e/o condivisibili in campo architettonico e urbanistico. Questo perché la carenza di prospettive chiare ed unitarie, così come la mancanza di un codice linguistico comune, ci paiono essere le minacce più gravi alla qualità del prodotto architettonico recente, ai quali la rivista vorrebbe contribuire, in tutta l'umiltà dei suoi mezzi, a trovare soluzione. (ECO) L'intera produzione non vorrebbe, perciò, essere limitata ad una dialettica autoreferenziale ed inconcludente né, tuttavia, ad una strumentalizzazione dello stesso dibattito a fini propagandistici; essa ambirebbe semmai a perseguire una terza via, mediana tra le due, in cui lo scontro tra opinioni differenti esorti il lettore, piuttosto che ad aderire ad una corrente - verso cioè una fede in una qualche dottrina progettuale - a formarsi una sua posizione personale fondata, ci si augura, sulla valutazione della "sensatezza" e della "scientificità" di quanto gli viene raccontato. Niente "bello" o "brutto" insomma.

 

Niente "mi piace" o "non mi piace". Nessuna opinione formulata solo per dar aria alla bocca, solo per sentirsi importanti perché si sporcano fogli di carta o si aggiungono bites ai server di Internet. Solo ipotesi e loro dimostrazioni, partendo dal presupposto che ciò che è efficiente, ciò che funziona in maniera ottimale è sempre bello, in quanto è utile alla società nel suo complesso. Spetterà al lettore l'arduo compito di discernere, anche mediante la verifica diretta e personale in sede progettuale dei concetti affrontati, tra cosa ha senso e cosa no, tra cosa rende migliore il progetto e cosa lo vanifica; tra cosa è perseguibile inoltre come strada comune, come patrimonio culturale valido e condivisibile per tutti i progettisti, e cosa è semplicemente sovrastruttura, moda, opinione sterile, destinata a morire assieme all'effimera temperie che la ha generata.

 

Nessun pregiudizio vorremmo che alterasse la purezza di questo dibattito, almeno nelle sue premesse. Ci piacerebbe cioè che ogni lettore, così come ogni scrittore, prima di leggere o scrivere, facesse tabula rasa di ciò che conosce, di ciò che gli è stato detto, e ripartisse da zero alla ricerca di una maniera nuova, perché finalmente unitaria, di guardare al progetto. Non ci sarà altra ricompensa, per chi scriverà con noi, che quella della soddisfazione di vedersi migliorare ogni giorno come progettisti mettendosi in gioco, affrontando la paura dell'incerto per abbracciarlo, diretti alla scoperta di più profonde (perché più utili) certezze. Sappiamo di essere esigenti, di chiedere molto a chi collaborerà con noi come da chi ci sosterrà leggendoci, ma riteniamo, con altrettanta forza, che solo a partire da questa meticolosa e continua autocritica collettiva potranno risorgere l'architettura ed il progetto urbano. Solo da nuove generazioni coltivate nello spirito che ciò che importa, ciò che ha senso davvero, sia ciò che ci unisce tutti, dando spazio alla diversità di ciascuno.

 

Maria Augusta do Amaral Kroetz, Lorenzo Modena