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BAMBOO HOUSE

Progetto di Composizione 1 AA 2018-2019 Prof. Annalisa Trentin
Autori:

Daniela Ortiz

Giancarlo Zanichelli

Antonietta Settino

Maria Laura Ricci Petitoni

 

Ingegneria Edile - Architettura
Università di Bologna

05 novembre 2020

Progetto di una abitazione per un fotografo paesaggista costruita sulla costa est dell'isola di San Andres (Colombia), realizzata con bambù e tamponamenti in canapa. Il design è nato dallo sviluppo della capanna primitiva come archetipo dell'architettura tenendo in considerazione anche le abitazioni della popolazione locale delle quali è evoluzione. La composizione della pianta è il risultato di un esercizio compiuto su una griglia di nove quadrati.

 

La pianta con un foro centrale attorno al quale un ballatoio è l'ambiente di distribuzione attorno al quale si sviluppano le stanze. I muri realizzati con fusti di bambù alternati a spazi vuoti creano delle diagonali visive che però non escono dal perimetro più esterno, qui i muri sono per lo più opachi solamente se si desidera la parete che guarda il mare può aprirsi completamente grazie a dei pannelli mobili

 

                            

 

 

Il tema che regola le dimensioni e le connessioni tra le parti è la griglia dei 9 quadrati ereditata dalla Maison d'Union di Ledoux. La pianta della casa ricalca una griglia 3x3 formata da 9 moduli da 25 metri quadrati l'uno. Il punto di partenza per la definizione di geometrie razionali nella suddivisione degli spazi è data dalla maglia reticolare usata anche nella Maison. Nel progetto vengono rispettate le medesime gerarchie compositive: il modulo centrale distribuisce tutti gli spazi della casa in maniera simmetrica, si tratta sia di un luogo funzionale: un corridoio che serve le varie stanze, sia di un luogo che assolve alla funzione simbolica di anello di congiunzione tra i 4 blocchi che compongono la casa: blocco per la zona giorno, blocco per la zona notte e due blocchi per le zone dei servizi; anziché essere formato da un salone centrale, lo spazio distributivo si trasforma in una corte interna. Anche nella casa di San Andres, così come nella Maison, l'elemento centrale presenta in copertura un lucernario.

 

Dallo studio effettuato sulla composizione architettonica delle case tradizionali dell'isola di San Andres, prevalentemente case in legno sopraelevate, colorate, realizzate con materiali autoctoni, in genere a uno o due piani, composte da addizione di forme elementari, il progetto è stato concepito come una vera e propria "capanna" moderna: un archetipo che non nasconde le sue parti, ma le esalta: la sostruzione è ben visibile così come anche la copertura spiovente e infine il telaio si mostra rispetto al tamponamento.
L'introversione della casa non è casuale, ma scaturisce da ricerche climatiche e sociali effettuate sull'isola; la zona sud dell'isola è quella più soggetta alla forza dei venti, che spirano principalmente da Nord-Est e alla pioggia di tipo tropicale. Questi due fattori insieme alle temperature particolarmente alte che si registrano tutto l'anno hanno condotto all'uso di facciate prettamente opache, che rendono la casa lontana da occhi indiscreti per offrire al fotografo un posto tranquillo e protetto. Non bisogna scordare infatti che, nonostante la casa sia ubicata nella parte meno abitata dell'isola, l'edificio si trova lungo una delle strade principali che corre lungo il perimetro dell'isola.

 

 

                 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I nodi sono stati realizzati o con elementi metallici o attraverso incastri. L'infisso è formato da una cerniera centrale intorno a cui ruota il pannello di legno così che a seconda della scelta del fotografo, la casa potrà o meno esibire qualcosa agli occhi esterni. Le altre finestre rispondono ad un'altra volontà progettuale, ovvero quella di mettere a contatto con la natura il committente attraverso delle vedute fotografiche che riprendono in forma e ampiezza l'apertura tipica degli obiettivi grandangolari, i più usati per ritrarre paesaggi.

 

Il bambù risponde bene alle richieste del programma "l'uomo e la biosfera" promosso dall'Unesco. Nel 2000, infatti, L'UNESCO dichiara l'isola "Seaflower Biosphere Reserve", cioè una "una riserva dov'è presente una biosfera formata da flora marina" e ha avviato un programma scientifico intergovernativo, chiamato "Man and the Biosphere – MAB" ("L'uomo e la biosfera") che promuove su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile. Il programma ha come obiettivo primario l'uso e la condivisione razionale e sostenibile delle risorse della biosfera: a tale scopo tende ad aumentare l'abilità delle per- sone di gestire in modo efficiente le risorse naturali, per il benessere degli esseri umani e dell'ambiente.

 

Il bambù è un materiale di facile reperibilità, ecologico e low cost, a basse emissioni, stabile contro i venti, luminoso, naturalmente isolante e per di più sismicamente resistente. La scelta del bambù come materiale portante all'interno della costruzione potrebbe sembrare azzardata, ma in realtà è conosciuto come "l'acciaio della Colombia" o "natural steel" proprio perché, come suggeriscono gli pseudonimi, le sue fibre legnose gli confe- riscono una resistenza e una flessibilità molto simili a quelle dell'acciaio. Inoltre, la quantità di energia richiesta per la produzione di bambù pronto per l'uso è pari al 12,5% di quella del calcestruzzo, al 2% di quella dell'acciaio e al 37% di quella del legno. E questo perché è una pianta rinnovabile e dalla crescita molto rapida, che richiede un processo di produzione semplice, con conseguente basso impatto ambientale in termini di emissioni

 

 

 

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