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Louis Kahn e l'Assemblea Nazionale di Dacca

Riflessioni sul ruolo dell'architetto nella società tra Moderno e Postmoderno
Autori:

Francesco Conti

Corso di Ingegneria Edile-Architettura

Università di Bologna

03 novembre 2020

La ricerca della monumentalità

 

L'ultimo grande progetto di Louis Kahn, il Palazzo dell'Assemblea Nazionale a Dacca in Bangladesh, è un'opera estremamente, significativa in quanto la si può assumere quale discrimine tra il movimento moderno e il post-moderno architettonico, per suoi caratteri figurali ed espressivi e per il valore sociale e civile che Kahn stesso assegna a quello che sarà il suo ultimo lavoro. La produzione architettonica di Kahn ricerca costantemente una funzione civile del progetto; lo studio delle sue opere può essere condotto soltanto in maniera parziale, se non si tiene anche conto del concetto di comunità che le architetture vogliono trasmettere, soprattutto nelle realizzazioni dedicate ad enti e associazioni che esprimono un'idea di comunità partecipativa: i progetti per la City Hall, il Jewish Community Center di Trenton, la First Unitarian Church di Rochester e – su tutti – il palazzo dell'Assemblea Nazionale di Dacca.

Una committenza ben disposta e un budget quasi illimitato consentirono a Kahn di realizzare a Dacca un vero e proprio manifesto della sua architettura, interrogando anche il tema della monuumentalità. Egli è il principale esponente di un gruppo di architetti che iniziano ad riaffrontare, superato il Secondo Dopoguerra, la questione monumentale, un tema passato sottotraccia nel periodo interbellico di grande sviluppo del movimento moderno: la nascita della nuova architettura fu strettamente legata a edifici per propria definizione anti-monumentali (fabbriche, edifici produttivi, edilizia residenziale e sociale) e le realizzazioni di rappresentanza furono ancorate al linguaggio tradizionale, soprattutto in presenza di regimi totalitari.

Pertanto non sorprende che le società liberali avessero lasciato l'espressione monumentale ai grattacieli e alle autostrade. Kahn ricerca forme e soluzioni alternative a quelle esplorate degli architetti moderni, tali che possano essere funzionali alla società contemporanea e sviluppare il senso di comunità nei cittadini; nel farlo implicitamente cerca via alternativa che restituisca vigore al Movimento Moderno, giunto negli anni Sessanta ad un punto d'impasse, con la ripetizione di stilemi "miesiani" e di architetture diafane proprie dell'"International Style". Il caso specifico dell'Assemblea Nazionale ha tuttavia come fine principale il conferimento di un senso di comunità e di partecipazione in una neonata nazione: la monumentalità non è il fine, ma il mezzo per realizzare un'opera efficace.

Realizzare un edificio per un'istituzione democratica fu uno dei principali desideri di Kahn come progettista, che sognò senza mai riuscirci di realizzare un edificio istituzionale per il governo statunitense. Per anni Kahn, fervente difensore dei valori liberali, riflette sulla democrazia, sostenendo come la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica sia essenziale per la salute di una società democratica. Egli pensa che gli architetti debbano incoraggiare la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica e pertanto che "alle istituzioni andrebbe dato uno spazio tale che esse stesse promuovano un grandioso senso di fedeltà verso di loro, ché sono dei luoghi per attuare l'inevitabile responsabilità del vivere comune".

La monumentalità non è l'unico stratagemma per spronare i cittadini alla costruzione di una comunità democratica. Kahn dialoga anche con le architetture del subcontinente indiano (il Taj Mahal ad esempio) per far sì che l'edificio non sia un corpo estraneo nella città, pur restando al contempo moderno e internazionale.

L'architetto non si limita mai al semplice citazionismo, ma ricerca ad un processo di astrazione creando delle "nude rovine" appartenenti alla sua amica antichità. È bene sottolineare come egli "non credesse ad un revival accademico, ma rimase invischiato nel personaggio attribuitogli dai suoi incauti esegeti". L'appartenenza di Kahn al Movimento Moderno è nei fatti indiscutibile, non soltanto perché egli stesso vi si riconosce come membro, ma soprattutto per la sua visione del ruolo dell'architettura nella società.

 

L'eredità inalienabile del postmoderno

 

In Kahn è viva l'attitudine degli architetti del Movimento Moderno ad assumere il ruolo di attivista, tant'è che egli crede di consegnare con il Palazzo dell'Assemblea, le chiavi della democrazia al nuovo stato del Pakistan. È proprio la fiducia che egli ripone nelle possibilità di costruire una società liberale per mezzo dell'architettura uno dei tratti più distintivi della suo essere moderno; questa è la differenza più netta tra le sue architetture e le opere dei successori, anche di coloro i quali lo riconoscono come maestro. Kahn crede ancora alla figura concepita dal Movimento Moderno di architetto risolutore e al ruolo di rinnovamento della società mediante le proprie opere. Furono infatti le riflessioni sull'Existenzminimum e le spinte socialiste della Repubblica di Weimar che diedero una spinta propulsiva alla creazione di un'architettura moderna in Europa; in generale, la convinzione di potere affrontare le sfide della costruzione di una nuova società mediante l'architettura permea le opere di pressoché ogni architetto del primo Novecento.
Nonostante le sue convinzioni, la sua indagine sulla storia e la monumentalità indica il percorso ad una ricerca direzionata verso un revivalismo delle tradizioni storiche e vernacolari, di cui Robert Venturi è sicuramente il seguace più attivo. A differenza del suo maestro, che opera per grande astrazione, egli attua un processo fortemente legato a temi iconografici e citazionisti, che demarca l'inizio del post-modern in architettura: negli anni Settanta, a partire dal libro Learning from Las Vegas, Venturi e sua moglie Denise Scott-Brown decidono di sollevare l'architettura da qualsiasi velleità educativa, sociale e politica, con conseguenze ancora oggi tangibili.
Ad oggi, senza considerare il lavoro, seppur molto importante, di collettivi e studi di dimensione minore, l'architettura si è affrancata dalla ricerca di un impegno civile. La battaglia per un'architettura che rispondesse ai bisogni dell'uomo e della società democratica subisce un'immane sconfitta alle porte degli anni Ottanta.
L'illusione che il decostruttivismo potesse accantonare il postmoderno ad oggi si è rivelata vana, in quanto quello ne è una piena espressione. Le architetture degli ultimi due decenni rifiutano il poeme dell'angle droit, abbandonano le citazioni, più o meno disinvolte, di architravi e capitelli dorici, ma da un punto di vista teorico la sfera d'indagine resta sempre la stessa. Kahn certamente influenza indirettamente il primo post-modern, ma resta, nella sostanza, ben conscio del suo ruolo di architetto moderno.
Pertanto il Parlamento, testamento del progettista, può essere visto come un confine tra moderno e postmoderno, e si può sostenere che "Kahn fu senza dubbio l'ultimo maestro dell'architettura moderna, dopodiché il diluvio". 

 

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