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VILLA DAVIA A COLLE AMENO

Progetto di Restauro Architettonico
Autori:

Giacomo Martini

Lorenzo Modena
Antonietta Settino
Maria Laura Ricci Petitoni

Ingegneria Edile - Architettura
Università di Bologna

18 marzo 2021

Dal rudere alla reintegrazione dell'immagine attraverso il trattamento della lacuna - L'approccio teorico-metodologico
Un progetto di restauro rispettoso, finalizzato alla restituzione della lettura del "complesso di valori" che oggi, dal momento che l'opera si presenta mutila nel suo significato, non sono più percepibili, deve tendere, oltre che alla conservazione della testimonianza materiale dell'opera d'arte, anche alla trasmissione dei suoi significati intrinseci, da recuperare e da restituire.

 

Se, come sosteneva Brandi, "l'oggetto si manifesta al soggetto che lo riconosce" (Cfr. C. Brandi, Teoria del restauro, Roma 1963), il fine del restauro è di conservare l'oggetto e, allo stesso tempo, di rivelarlo al maggior numero possibile di soggetti, attraverso un'operazione alla quale è sottointeso l'atto della "rivelazione dell'opera d'arte" (Cfr. G. Carbonara), che include sia il valore del bene che la comprensione di quello che significava.

 

Data la portata del fenomeno distruttivo che ha interessato Colle Ameno negli ultimi decenni, si ravvisa la necessità della "reintegrazione dell'immagine" dell'opera, alla quale è affidato il compito di riconfigurare quelli che erano i caratteri costitutivi del complesso. Il progetto di restauro deve essere finalizzato a conservare in prima istanza ciò che il sito rappresentava in epoca settecentesca, poiché tale periodo è ritenuto l'unico in cui Colle Ameno abbia raggiunto lo stato di compiutezza in grado di manifestare la propria presenza sul territorio come polo di riferimento e di veicolare i propri valori.

 

Pertanto si ravvisa la necessità di intervenire operativamente sul manufatto non con l'idea della ricostruzione dell'opera dov'era e com'era, quanto piuttosto attraverso la sua reinterpretazione, finalizzata alla conservazione della memoria di un'espressione notevole dell'ingegno e delle capacità dell'uomo, nella quale la particolarità dell'urbanistica, dell'architettura e dell'apparato decorativo, fondata su un uso scenografico degli stessi elementi, si intrecciava a quella complessità e varietà di funzioni che caratterizzava il complesso.

 

La reintegrazione dell'immagine di Colle Ameno è fondata sulla consapevolezza che le parti a rudere delle murature e i relativi lacerti di decorazione attualmente rimasti non sono sufficienti a permettere la comprensione dell'immagine e dei significati della villa e, conseguentemente, neanche dell'intero complesso. Occorre pertanto ricostituire l'espressività e l'unità dell'immagine, operazioni che devono essere attuate secondo diverse scale d'intervento perché il "complesso di valori" di Colle Ameno si presenta attualmente alterato a più livelli, dal piano urbanistico a quello decorativo. Le modalità di intervento si basano quindi su una duplice necessità: da una parte, la conservazione integrale, nei limiti del possibile, delle murature e delle relative decorazioni rimaste e, dall'altra, la reintegrazione dei frammenti stessi in modo tale da riproporre, in continuità con quelli che sono gli aspetti costitutivi del complesso, una reinterpretazione "doverosamente attualizzata" (Cfr. G. Carbonara) dei suoi valori, che possono essere ripresentati attraverso una nuova opera che si accosti con "spirito critico [in modo] soggettivo, ma non arbitrario" (G. Carbonara) all'opera antica. Questo processo consente la conservazione del valore testimoniale della materia, che veicola così il proprio valore documentario e, allo stesso tempo, consente la remissione, attraverso l'integrazione del rudere, di quei valori originali che sono oggi latenti, ma che potranno essere riletti attraverso la nuova opera, che si configura come un arricchimento della significatività del complesso.

 

L'immagine di Colle Ameno, infatti, originariamente affidata alla decorazione concepita in modo scenografico, risulta oggi gravemente degradata, non solo a causa dello stato di abbandono della villa padronale, ma soprattutto in conseguenza all'intervento sgrammaticato dal contesto operato sui restanti fabbricati della chiesa e del borgo. Nonostante il degrado in cui il complesso versava, e nonostante alcune parti fossero ridotte allo stato di rudere, prima degli interventi di restauro responsabili dell'alterazione dell'impaginato cromatico, risalenti al 1990 circa, era ancora possibile godere di un'immagine unitaria del complesso. La stesura del nuovo intonaco, tinteggiato poi con una tinta di colore rosso cupo estranea alla tradizione bolognese, ha inoltre circondato alcuni lacerti con decorazioni sui toni del giallo. Questo stridente contrasto è particolarmente visibile nella facciata nord di Villa Ghisilieri e nel passaggio voltato che conduce alla strada interna del borgo. La stesura del nuovo intonaco ha provocato la cancellazione di quanto rimaneva delle antiche decorazioni in corrispondenza del passaggio ad arco. Tutto ciò avvenuto nonostante, all'inizio degli anni Novanta, siano stati realizzati studi e indagini conoscitive sulle finiture delle facciate del complesso architettonico, che hanno inoltre rivelato l'applicazione di un sistema di velatura composta da un rosso come fondo e da un giallo steso successivamente per ottenere l'effetto di vibrazione e brillantezza, sostituito poi, nel recente intervento, da una tinta ad alta saturazione, poco luminosa e che, soprattutto, non appartiene a nessuna fase storica.

 

Si profila così la questione di come conservare la decorazione superstite, dal momento che la pura conservazione dei lacerti di decorazione che ci sono pervenuti, consunti e quasi illeggibili, equivarrebbe a "congelare" l'opera in un momento ibrido fra la vita ("bíos" citando la terminologia che Baldini utilizza per descrivere le condizioni dell'opera d'arte, ispirandosi al linguaggio psicoanalitico) e la morte ("thánatos"), che non sarebbe comunicativo né del valore dei partiti decorativi in sé né tantomeno del loro contributo alla significatività dei fronti, e quindi, dell'opera urbanistico-architettonica nel suo insieme. Il restauro della decorazione superstite e la sua reintegrazione sono un atto necessario per far riemergere dall'opera la "pienezza dei suoi valori (èros)", in modo tale che il complesso possa essere rivelato secondo quella chiave di lettura scenografica che, dalla decorazione all'urbanistica, era l'aspetto costitutivo più immediato di Colle Ameno.

 

La ricostituzione dei volumi

 

A partire dai frammenti superstiti, la ricostituzione dei volumi deve sviluppare la brandiana originaria "unità potenziale" dell'opera d'arte, suggerendo anche attraverso un moderno linguaggio figurativo, i significati e i valori intrinseci dell'opera stessa affinché, reinterpretati in una nuova immagine, non vadano persi. Il tema centrale dell'intervento su Colle Ameno è, infatti, principalmente questo poiché, credendo che lo stato di ruderizzazione della villa non veicoli il valore espressivo dell'opera e renda incomprensibile la lettura del costruito, tanto che i pochi lacerti oggi rimasti a segnarne il sedime non sono sufficienti a conservare e a rivelare i valori formali e storici del monumento, la ricostituzione dei volumi deve essere fatta secondo un linguaggio attualizzato, perché l'obiettivo non è quello di "ricostruire" l'opera com'era, ma di accostare ai ruderi rimasti una nuova opera, autonoma e concepita per valorizzare le parti superstiti di una testimonianza così importante di storia, arte e cultura, che l'incuria dell'uomo e l'azione del tempo hanno così gravemente compromesso.

 

Schermata 2021-03-18 alle 23.31.17

 

L'interesse per il monumento come testimonianza storica suggerisce il rispetto assoluto di ciò che si è conservato, anche se si tratta di pochi sparsi frammenti da inglobare in un nuovo circuito figurativo in modo tale che questi, rispettati come oggetti autonomi, siano anche fruibili in un insieme più vasto, valorizzato a sua volta dalla presenza dei frammenti stessi, che ne accrescono il valore di memoria. La ricostituzione dei volumi, a causa dell'entità della perdita della consistenza e dell'immagine dell'opera, è riprogettata mediante l'uso di un linguaggio attualizzato, in quanto si tratta di riconfigurare intere parti della villa per restituirle sia "consistenza materiale" che quel "complesso di valori" che rappresentava. L'uso di un linguaggio figurativo attualizzato è pertanto lecito proprio perché l'intento non è quello di ricostituire "la lettera dell'antico elemento superstite, ma il suo spirito", per cogliere ciò che è al di sotto del dato figurativo immediato cioè le "leggi e le connessioni che strutturano l'immagine" per restituire o suggerire nuovamente anche significati, valori e messaggi simbolici o criptici. La proposta dei materiali con cui ricostituire i volumi è stata incentrata sul concetto di differenziazione, che può consentire il mantenimento della distinzione fra ciò che serve per ricostituirne l'ossatura (legno lamellare) e ciò che serve per ricrearne l'aspetto scenografico- decorativo (listelli di legno), al fine di estrinsecare i significati del monumento nel pieno rispetto del principio della reversibilità.

 

L'apparato scenografico

 

Un altro fattore imprescindibile è la riproposizione dell'aspetto scenografico della villa per riuscire a cogliere il significato del monumento fondato, in passato, su un'architettura dipinta con effetti illusionistici: gli sporadici lacerti di decorazione affioranti sulle superfici a rudere non sono sufficienti per rendere comprensibile quello che era l'apparato scenografico, che necessita pertanto di essere reintegrato. Nelle parti a rudere è prevista la ripresa dei motivi decorativi, da restaurare laddove siano ancora presenti e da riproporre in maniera semplificata dove ne sussistano solo labili tracce. In corrispondenza dei volumi ricostituiti, la reinterpretazione dei partiti decorativi avviene mediante un sistema che renda leggibile l'originario impaginato dei fronti, senza vincolare eccessivamente la fruizione degli ambienti interni. Il rivestimento dei nuovi volumi, infatti, mediante l'utilizzo di listelli di legno disposti con passi differenti, permette la riconoscibilità della distinzione fra l'architettura reale e quella che era solamente dipinta, restituendo anche la lettura dell'originaria bicromia dei fronti. Infatti i fondi di facciata, originariamente tinteggiati di rosso, sono reinterpretati con la disposizione dei listelli secondo il passo minore, in modo da rendere l'uniformità del fondale, mentre i partiti decorativi, originariamente tinteggiati di giallo, sono fatti emergere dal fondo aumentando il passo dei listelli stessi, in modo da ottenere un effetto di rarefazione delle superfici.

 

L'approccio metodologico con cui restituire l'immagine dei fronti esterni prevede quindi un trattamento "diretto" sulle superfici laddove sussistono porzioni di muratura conservata, su cui poter procedere ad un trattamento di reintegrazione pittorica. Viceversa, nelle zone in cui sono andate distrutte intere compagini murarie, in corrispondenza delle quali è stata ipotizzata una ricostituzione dei volumi per reintegrarne la "lacuna architettonica", si intende procedere analogamente anche per la restituzione dell'immagine e del significato dell'apparato decorativo, per cui ci si avvarrà di elementi architettonici (listelli) opportunamente trattati per evocare l'effetto pittorico delle superfici. I criteri che disciplinano gli interventi di restauro previsti per i prospetti esterni della villa possono essere applicati anche nella ricostituzione degli spazi interni dei fabbricati, dove il linguaggio attualizzato delle nuove realizzazioni si integra con l'immagine mutilata del rudere, sul quale si agisce in modo prevalentemente "conservativo" sia rispetto agli apparecchi murari che, quando presenti, ai relativi partiti decorativi.
La riproposizione dei percorsi scenografici, per l'efficacia dei quali le decorazioni svolgevano un ruolo di primo piano, è un aspetto fondante del progetto di rifunzionalizzazione della villa, che si propone come reinterpretativi anche dei valori che caratterizzavano "il Colle Ameno".

 

Schermata 2021-03-18 alle 23.28.58

 

La reintegrazione dell'immagine degli ambienti della villa potrà essere sviluppata a differenti scale, dalla percezione spaziale, attualmente difficile da cogliere a causa della perdita degli elementi che la costituivano, i controsoffitti realizzati in finte volte di arelle e le strutture murarie, alla riconfigurazione dell'apparato decorativo che valorizzava i percorsi scenografici.
La corretta percezione della spazialità degli ambienti laddove siano andati perduti i controsoffitti in arellato che ne delineavano le superfici, potrà essere restituita mediante l'impiego di sottili listelli di legno che renderanno nuovamente leggibile la percezione dell'originaria spazialità interna, che è l'elemento imprescindibile per la comprensione degli ambienti stessi e per ristabilire il legame che li connetteva.

 

Analogamente potranno essere ricostituite le volumetrie degli ambienti della palazzina, prevalentemente coperti con finte volte a botte, ad eccezione delle controsoffittature degli ambienti che presentavano una soluzione diversa, come la cupola dell'oratorio, la volta a vela della "loggia di sopra" con un sistema tanto efficace nel linguaggio, quanto dichiaratamente moderno e reversibile nel tempo, che non tende a ricostruire l'elemento perduto in sé, ma a riaffermarne il significato e il ruolo che esso rappresentava nel quadro d'insieme complessivo.

 

La reintegrazione dell'immagine

 

L'intervento è pertanto finalizzato a riconfigurare l'originaria scansione spaziale, che oggi è scarsamente percepibile a causa del crollo di numerose parti.
Le parti crollate, e quindi perdute, vengono riproposte nel progetto in maniera attualizzata tramite il loro inserimento in un sistema globale in cui il nuovo e l'autentico rimangono percettivamente distinti, pur instaurando un rapporto dove il rudere mantiene la sua con- notazione di frammento all'interno di un "circuito figurativo", in cui le integrazioni ne permettono la comprensione senza tuttavia prevaricarlo. La decorazione pittorica sulle pareti della loggia, dove è andata perduta, potrebbe essere riproposta mediante l'utilizzo di lastre di vetro su cui incidere i motivi decorativi che erano dipinti sulla parete, in modo tale da riconfigurare sia la spazialità dell'ambiente, che si dichiari peraltro come "atto del nostro tempo", che di reintegrare le perdite subite dall'apparato decorativo attraverso la sua reinterpretazione che permette la lettura della configurazione settecentesca dell'ambiente.

 

Le diverse soluzioni opportunamente studiate per reintegrare l'immagine di Colle Ameno si muovono quindi fra i ruderi della villa e i relativi apparati scenografici con la stessa logica con cui il sito era stato realizzato, poiché, dalle strutture architettoniche all'apparato decorativo, tutto continua ad essere considerato in maniera integrata, secondo una concezione ideologica e progettuale unitaria che gestisce i diversi passaggi di scala dell'intervento nella completezza semantica e sintattica dell'insieme.

 

Schermata 2021-03-18 alle 23.31.21

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